Icone del Ciclismo: Merckx il Cannibale

Icone del Ciclismo: Merckx il Cannibale

In un Paese come il nostro, così ricco di storie e di Storia su due ruote, dove il ciclismo si gioca da sempre con il calcio il primo posto nel cuore degli italiani, senza contare il Giro d’Italia, così tanto riconoscimento collettivo nei confronti di un Belga può sembrare quasi fuori luogo. Eppure il Cannibale Eddy Merckx non si è solo imposto come una leggenda del ciclismo, ma ha avuto file di fans molto numerose anche fra le fila della popolazione Italiana, più di molti altri beniamini locali. D’altronde nel ciclismo nessuno ha vinto più di lui, e nessuno lo ha fatto a livelli sempre così alti, sia su strada che su pista, e anche l’occasionale eroica su strade bianche.

I record si sprecano. Vincitore del double, Giro e Tour nello stesso anno, un’impresa ancora più ardua che nel mondo del calcio, per ben tre volte, unico nella storia. Record di tappe vinti nei Grand Tour, di maglie iridate, di medaglie d’oro, e di qualunque cosa possa venirvi in mente. Nel ciclismo di oggi non esiste un epigono, e la modernità ha portato un tipo di competizione tale che difficilmente uscirà qualcuno in grado di restare al massimo gli anni necessari a infrangere tali record. Non per niente era detto il Cannibale. Per meglio inquadrare la sua figura nella tradizione ciclistica Italiana, possiamo fare riferimento a Fausto Coppi. Due aforismi memorabili spiegano la differenza fra i due. James Goddet, direttore e uomo chiave del Tour per 50 anni della sua vita, definisce Coppi come “il più grande” e Merckx come “il più forte”. L’altro, dello stesso Merckx, è una sbruffonata dove il Belga sostiene: “le vittorie di Coppi sono diventate romanzo, le mie cronaca”. Meno duelli eroici con rivali del calibro di Bartali, meno fotografie che segnano epoche, ma record su record infranti.

Se guardiamo alle mere statistiche sembra che sia stato quasi un gioco di ragazzi, ma la realtà dice il contrario. Merckx non avrà concesso molta suspance, ma la sua forza di volontà era senza rivali. Dava tutto anche quando la gara era già chiusa, ovviamente in suo favore. Le sue vittorie saranno state sempre quasi scontate, ma ognuna di esse è stata sudata e sofferta come se fosse l’ultima. All’apice della sua carriera cambiava per usura fino a cinquanta bicilette in un solo anno, e non era un’epoca in cui girava il denaro di oggi nel ciclismo, anche se già si intravedeva un futuro roseo. E non era neanche un’epoca in cui il minimo sfregio comportava un calo significativo di performance. Le cinquanta biciclette usurate da Merckx venivano proprio consumate.

Dopo il ritiro divenne costruttore, e il marchio che porta il suo nome fornì le biciclette a team professionistici di alto profilo che vinsero trofei su trofei. Da allenatore ha portato la rappresentativa Belga a vincere ben due trofei a pochi anni di distanza, successo che ottenne anche da dirigente. Le onorificenze pubbliche sono sempre di più. Dopo il titolo nobiliare, ottenuto per meriti sportivi, arrivano quelli delle istituzioni del ciclismo, anche in questo sempre al primo posto. Fu il primo a essere introdotto nella Hall of Fame, ha ottenuto il titolo di Ciclista del Secolo, ed è fra le personalità del Belgio più rappresentative, con piazze, impianti, e addirittura una fermata della metro di Bruxelles, a lui dedicate.

Non ci sono particolari argomenti che possano mettere a tacere i numeri. È però possibile aprire la questione dei record nello sport. Il ciclismo può essere ridotto alle sole statistiche? Storie di duelli epici fino all’ultimo secondo, di chi arriva primo alla tappa ma perde il Giro e di chi arriva secondo ma vince la classifica generale, grandi scalate sui pendii dei monti più duri d’Italia o del mondo. Sono solo pochi degli aspetti che rendono questo sport così appassionante, e le battaglie vive ne sono il carburante principale. Dobbiamo valutare le gesta sportive in base ai risultati o ai significati che ci trasmettono? Meglio Merckx o Gimondi, in altre parole? L’unica cosa certa è che Merckx andava più forte di tutti, e se nessuno riusciva a stare al suo passo non possiamo certo fargliene una colpa.

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