Icone del Ciclismo: Bartali, l’eroe silenzioso.

Icone del Ciclismo: Bartali, l’eroe silenzioso.

Le storie di sport, e in questo il ciclismo è principe, trascendono i record e le prestazioni per sfociare in qualcosa di profondamente umano e sociale. Gino Bartali ne è l’esempio perfetto. La sua vicenda personale è costellata di imprese eroiche in sella alla sua bicicletta e sfide fra giganti sui tornanti del Giro d’Italia, ma anche di vicende umane che lasciano il segno e che ci fanno capire cosa vuol dire lottare e pedalare nella vita. L’edizione 2018 del Giro che partirà in terra di Israele ha riportato in voga il suo nome, che è stato oggetto di commemorazioni importanti, e che ci fornisce lo spunto per parlare della sua vita e della sua figura oltre lo sport.

Nasce nel Fiorentino, a Ponte a Ema, nel 1914, all’alba del primo grande conflitto globale. Data simbolica se pensiamo a quella che poi è stata la sua vita. Innumerevoli i trofei vinti in carriera. Si contano tre vittorie al Giro, due al Tour e svariate classiche. Nell’immaginario collettivo il suo nome è strettamente legato a quello di Fausto Coppi, l’altro polo di una rivalità mitizzata che ha scandito i discorsi pubblici per tutto il secondo dopoguerra. Agli occhi dell’opinione pubblica questa rivalità è stata polarizzata fino ad incarnare due posizioni stereotipate, lontane ovviamente dalla realtà e da tutte le reali sfumature dei due protagonisti. Nell’Italia degli anni ‘40 e ‘50, rinata come Repubblica, il dibattito politico si era cristallizzato intorno a due posizioni contrastanti: la laicità del Partito Comunista e la religiosità tradizionale della Democrazia Cristiana. Bartali finì per rappresentare questa seconda corrente, più per affinità generale che altro, proprio perché Coppi finì per incarnare la prima. Oggi ci rendiamo facilmente conto dell’ingenuità di tale contrapposizione, un po’ per la moltitudine di sotto correnti e sotto gruppi che nella realtà componevano questi due poli politici, e basti pensare alla corrente Cristiano Sociale della DC e a quella centrista del PCI, un po’ perché la vita non è mai bianca o nera, e infatti Coppi pur non praticante si disse a modo suo credente, e Bartali dimostrò di essere molto di più che un conservatore. Aveva molti sostenitori infatti anche fra le fila dei movimenti laici, grazie alle sue gesta durante la guerra, e sono in molti a sostenere che la sua vittoria al Tour in occasione dell’attentato a Palmiro Togliatti abbia aiutato a calmare gli animi. Forse è esagerato sostenere, come fanno in molti, che abbia evitato una guerra civile, ma questo è il ricordo che ci resta di lui.

Il Bartali che oggi ricordiamo, quello commemorato da Israele in occasione della presentazione del Giro 2018, che parte appunto da Gerusalemme, è il Bartali partigiano. Durante la sospensione del Giro avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale, infatti, approfittando della sua fama internazionale, ha fatto da “staffettaper un’organizzazione partigiana nata dalla collaborazione fra l’arcivescovo e il rabbino di Firenze. Utilizzava la scusa degli allenamenti e la fama di cui godeva presso le guardie per passare con la sua bicicletta i vari controlli, nascondendo nel telaio i documenti necessari all’espatrio degli ebrei residenti nella zona, oltre che le comunicazioni necessarie all’attività clandestina dell’organizzazione. Sotto l’occupazione tedesca nazista questo significava rischiare la vita ad ogni viaggio. La storia di questo periodo della vita di Bartali si trova oggi nei libri, come quello del figlio, Gino Bartali, mio papà, o il più recente La Strada del Coraggio. Gino Bartali eroe silenzioso. Vi invitiamo alla lettura di entrambe queste opere meravigliose, che ci insegnano che lo sport, e il ciclismo in particolar modo, è dato dalla somma di vicende umane, individuali e collettive, e non di regole, statistiche e record infranti.

L’eroe silenzioso oggi non può esprimersi, e sono tante le voci che si chiedono se un cattolico devoto, disposto a rischiare la vita per proteggere la libertà di gente innocente, approverebbe la strumentalizzazione operata sul suo nome dallo stato di Israele, sempre più al centro di controversie e polemiche riguardo ai suoi progetti di pulizia etnica della Palestina. Probabilmente farebbe la cosa giusta, ma non la direbbe. “Il bene si fa ma non si dice”.

Uncategorized ,