Il Giro d’Italia Dalle Origini ai Giorni Nostri

Il Giro d’Italia Dalle Origini ai Giorni Nostri

Il nostro amato Giro d’Italia è la competizione ciclistica più seguita a livello nazionale e una delle più seguite a livello mondiale. Oltretutto, è anche una delle manifestazione sportive più importanti d’Italia, anche al di fuori dei confini della bicicletta. Le sue origini risalgono al lontano 13 maggio del 1909, quando si corse la prima edizione importando le regole dal già affermato e molto seguito Tour De France. Inizialmente fu il Corriere della Sera a cercare di organizzare una manifestazione ciclistica a livello nazionale in risposta al proliferare della bicicletta, che comincia a diffondersi sul suolo nazionale a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, e alle sempre più numerose competizioni locali. Alla fine fu la Gazzetta dello Sport ad avere la meglio sul Corriere, e infatti la prima edizione fu scandita da tre tappe settimanali per un totale di circa tre settimane complessive, proprio perché la Gazzetta all’epoca usciva giusto tre volte a settimana. La curiosità, almeno guardando gli eventi a distanza di tempo, è che nonostante all’epoca sia stata la Gazzetta a spuntarla sul corriere, mantenendo comunque una paternità che dura tutt’ora, oggi questa è di proprietà di RCS, così come appunto il Corriere della Sera, che detiene oggi tutti i diritti del Giro. La manifestazione ciclistica italiana per eccellenza ha quindi una proprietà e una gestione privata, e solo successivamente entra in gioco l’UCI per regolamentarne l’affiliazione con la federazione e il suo inserimento nei calendari agonistici internazionali. La prima edizione venne caratterizzata da incidenti di percorso e ingenuità che oggi non sarebbero forse tollerate, come forature e passaggi a livello che influirono pesantemente sulle classifiche generali, e alla fine la spuntò Luigi Ganna, anche grazie a incidenti di percorso capitati ai favoriti.

Gli anni successivi videro l’influenza della Prima Guerra Mondiale che causò ritardi e problemi nell’organizzazione delle varie edizioni, che comunque videro la presenza di ciclisti ancora oggi molto conosciuti come Bottecchia e Girardengo. Il dominatore delle edizioni che portano alla Seconda Guerra Mondiale, e alla storica rivalità fra Bartali e Coppi, è stato Alfredo Binda, al quale venne addirittura concesso il primo premio in lire perché non partecipasse all’edizione del 1930. L’anno successivo vide l’introduzione della maglia rosa, colore scelto appunto per richiamare la Gazzetta dello Sport, proprietaria e organizzatrice dell’evento. Gli anni ‘30 e ‘40 videro le gesta, appunto, di Bartali e Coppi, prima compagni poi rivali, che meriterebbero pagine su pagine solo per loro. Coppi fu prima gregario di Bartali, già vincitore delle edizioni ‘36 e ‘37, per poi guadagnarsi una lunga carriera da protagonista vincendo ben cinque edizioni lungo gli anni ‘40 e ‘50.

Gli anni ‘50 e ‘60 vedono invece protagonisti altri campioni e altre rivalità, e fra i nomi più importanti possiamo trovare Magni, Nencini e Baldini, ma per ritrovare forse un protagonista del livello dei vari Coppi e Bartali bisogna aspettare i tardi anni ‘60 e tutti i ‘70, dove a farla da padrone era un mostro sacro dal nome di Eddy Merckx. Il belga vinse cinque edizioni, spesso divorando gli avversari e vincendo su più fronti fra Tour, Giro, coppe e campionati del mondo, tant’è che ancora oggi viene ricordato come il Cannibale. Dopo la rivalità fra Saronni e Moser, che caratterizza gli anni’80, si arriva agli anni ‘90 con i campioni che tutti ancora oggi ricordiamo e conosciamo. Indurain e Bugno, Pantani e Cipollini, per arrivare a Basso e Contador. Il doping riempie le storie di questi anni, con il caso Fuentes e l’Operazione Puerto che porta alla luce l’abuso diffuso di EPO e anabolizzanti da parte di innumerevoli campioni.

Oggi il giro è un fenomeno sportivo quanto mediatico, seguito in tutto il mondo e ormai internazionalizzato, con partenze e tappe sempre più spesso fuori dai confini nazionali. Nibali è il grande nome che gioca in casa, e Dumoulin e i colombiani Quintana e Uran alcune delle stelle internazionali. Il Giro è oggi un brand di livello mondiale, forse a discapito della bellezza e della qualità delle storie narrate, ma, finché si parla di ciclismo, possiamo stare sicuri che bellezza e storie non mancheranno mai.

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